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La fisica della friselle pugliesi

Una nuova teoria getta le basi per la comprensione dei buchi neri e delle loro formazioni. Stiamo parlando, naturalmente, del noto problema della non conservazione della massa nel processo di assorbimento dell’acqua delle friselle pugliesi.

L’umanita’, da tempo, si sta chiedendo quale motivo logico stia dietro la scelta di far seccare del buon pane per poi doverlo annacquare perche’ diventato troppo duro da mangiare. I fisici, dai tempi di Bohr (che provo’ a spiegare il fenomeno grazie alla quantizzazione dell’energia introdotta nel suo modello atomico), si stanno ancora chiedendo perche’ la massa di acqua evaporata dalla friselle dopo il processo di essiccazione, sia di molto inferiore (un rapporto dell’ordine di 10-9000) alla massa d’acqua necessaria per ripristinare la morbidezza iniziale. Una chiara violazione del principio di conservazione della massa, violazione che per qualcuno poteva vedere la sua applicazione pratica nel trasporto di idrocarburi utilizzando friselle invece delle classiche petroliere; serve pero’ piu’ energia per estrarre l’acqua assorbita di quanta sia necessaria ad assorbirla. Questo fenomeno sembra legato ad una violazione del principio di esclusione di Pauli.

Alla teoria sta lavorando un noto fisico, che recentemente ha dichiarato:

“Gli esperimenti condotti nel nuovo LHC, rimesso in funzione per l’occasione, dimostrano che, negli scontri ad alta energia, tra i vari prodotti instabili si producono anche frammenti di friselle, e che questi rimangono stabili. Una conferma importante sul fatto che i processi di evaporazione dei buchi neri da me teorizzati erano tutti falsi; tutto lascia pensare, inoltre, che al centro della nostra galassia non ci sia un buco nero supermassiccio ma una frisella e che da questa possano scaturire intensi lampi gamma che potrebbero distruggere tutto l’universo da un momento all’altro”.

Il ricercatore, che ha preferito rimanere anonimo per timore di ripercursioni salentine, ha inoltre dichiarato la sua preferenza nel consumo della rosetta.

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Res Variae vs Fotografia in Bianco e Nero

Dedicato a quelli che contestano gli interventi di fotoritocco con la tipica espressione “non è una fotografia reale”.
Per zittirli definitivamente, basta rispondere “voi sicuramente adorate la fotografia in bianco e nero, perché dite, di solito, che il bianco e nero è sempre il bianco e nero (grande argomentazione), perché a tutti piace la fotografia in bianco e nero, perché beeeeeelle le fotografie in bianco e nero ecc ecc.
Il motivo è semplice (e nemmeno lo sapete): vi piace il bianco e nero perché le fotografie più importanti della storia sono fatte in bianco e nero, e quindi vi piace il bianco e nero perché vi richiama qualcosa di artistico. Insomma scambiate l’arte con il bianco e nero e/o pensate siano sinonimi.
La cosa grave (nell’accezione artistica) è che vi piace il bianco e nero anche in quelle fotografie che NON avrebbero dovuto essere realizzate in bianco e nero, perché certe fotografie, se scattate in bianco e nero, SONO FOTO SBAGLIATE (incomplete o sminuite nel loro potenziale messaggio). Eppure vi piacciono anche quando non dovrebbero piacervi, e non fate caso al fatto che sono quanto di più distante dalla visione reale di una persona dotata di un apparato visivo sano (i colori li vedete no?), ben più di una fotografia dai toni fortemente ritoccati o pompati di quegli odiosi fotografi che non sanno fotografare e usano photoshop.
A voi non salterà mai in testa di affermare che una fotografia in bianco e nero non è reale, perché… Il bianco e nero è pur sempre il bianco e nero!!!”.
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LA BELLA

E lo so che state gia’ pensando che parlero’ di gnocca; invece no (non v’e’ rischio).

Quello che voglio semplicemente comunicare e’ la mia definizione di bella (il cui significato va attibuito nel contesto “sfida, rivincita, bella); e’ una definizione che sono orgoglione di aver dato. Mi piace. Se non vi piace SQMNF.

Dimenticavo, la definizione, utile per chi non e’ mai andato oltre alle rivincite.

La Bella: La Bella e’ uno spareggio tra i contendenti, che si effettua qualora i vincitori della prima sfida perdano la rivincita e si renda necessario decretare un vincitore.

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CSSBQ

Lo stato di CSSBQ è oscuro a molti, ma non a troppi. Rimane un concetto riservato ed elitario che sposa la filosofia del “meno siamo e meglio stiamo”; non si può spiegare il CSSBQ senza essere parte di esso, come atteggiamento di vita e come stato percepito nel presente che scorre (tra un istante di Planck e l’altro). Non si può partecipare al CSSBQ senza acquisire una percezione dell’esistenza che non lasci spazio che a noi stessi, e al CSSBQ stesso. Il CSSBQ cresce nel nostro profondo, si alimenta dal nostro mondo esterno e solo in certi casi particolari, e rari, arriva a far sovrapporre le due superfici. CSSBQ è libertà, senza lotta armata; quando arriva il momento del CSSBQ, la sua manifestazione trascende l’astratta concezione etichettaria dell’umano e irrompe irrefrenabile in ogni intreccio mentale della nostra mente. Non ci avete capito un cazzo?

CSSBQ!

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Autovelox, fate pace col cervello

Per l’ennesima volta leggo un concetto sintetizzabile in “Gli Autovelox servono solo a fare cassa e non a incentivare la sicurezza”.

Stranamente (stranamente una ceppa) questa considerazione viene sempre da chi è stato appena pescato fuori dai limiti, e sistematicamente all’improvviso viene travolto da una grandissima dose di sensibilità verso il problema della sicurezza sulle strade; segue subito la tipica creatività italica nell’inventarsi sistemi per non prendere più multe: l’ultima che ho letto viene da un multato che propone di abolire i limiti e di autoregolarsi (magazine di moto.it numero 151). Ah ah, mai sentita cazzata più grande dai tempi in cui il fratellino di 8 anni di un mio amico diceva “Io quand’ero grande”.

Non si contano poi quelli che pretendono (e ottengono) il cartello che li avvisa che sta per esserci un controllo della velocità “Così, se vedo il cartello, rallento e sono più sicuro”.

A tutti questi sensibiloni dell’ultima ora non è mai saltata in mente una soluzione semplice ed economica che risolve in un colpo solo il problema delle multe e della sicurezza: rispettare i limiti.

 

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Il Fronois

Avete mai mangiato del foie gras accompagnato dal Fronois nero tagliato a fettine con uno sbucciapatate col cameriere francese che dice la frase di rito “et voila’ liberte’ egalite’ fraternite'” ?…

Non siete nessuno!

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Dirimpettaio

Diciamo le cose come stanno, senza girarci troppo attorno: dirimpettaio non dovrebbe avere il significato che ha. Si tratta di una parola che non ha associato correttamente il suono al significato.

Non è tipo mela, il cui suono è un forte richiamo alla sua quasi rotondità, o pera, il cui suono richiama senza dubbio la forma della pera (non a caso si dice di ragazza dotata di silhouette non omogenea, secondo i canoni estetici dettati dalla dichiarazione dei diritti dell’uomo); il dirimpettaio richiama fortemente un concetto legato alla distribuzione di beni alimentari di vario tipo.

Suona così, e non c’è proprio nessuna obiezione accettabile.

Provate a dire ad alta voce: “Ora vado dal mio dirimpettaio!”

Non sentite forse già profumo di mortadella ?…

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incazzature

Lei: “Mi hai fatta arrabbiare…”

Io: “Vorrei sapere in che modo, così posso evitare di rifarlo oppure rifarlo proprio volontariamente”

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Pallottole e revisionismo

Potrei essere anche il più convinto non-violento, ma nemmeno in quel caso mi sognerò mai di mal giudicare dall’alto, comodamente seduto in poltrona, chi ha sparato per donarmi quella libertà di cui godo.

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